Già.
"Che vuoi fare da grande"?
Quante volte mi hanno fatto questa domanda quando ero bambino...
Gli zii che non vedevi mai, i conoscenti che non conoscevi, mi hanno sempre rivolto questa domandina (di regola dopo aver chiesto quanti anni hai, quanto sei alto, vai a scuola...).
E la risposta era solitamente immediata e sicura: l'astronauta! Il pompiere! lo scienziato!
Poi arrivi al dunque.
Diventi grande.
"Che vuoi fare"?
E scopri che le certezze sono inversamente proporzionali all'età.
Un'idea delle cose che ti piacciono ce l'hai, ovvio.
Ma se non ti chiami Berlusconi o Briatore od Onassis, devi spesso flettere le tue aspirazioni alla strada che ti si pone davanti. E questo è quello che giustifica quel "sapiens sapiens" relativo alla tua specie di appartenenza.
Quindi è una caratteristica positiva per l'evoluzione.
Ma io non sono l'evoluzione, sono io e basta. Se quello che faccio è utile per indirizzare l'umanità a evolvere o meno, in generale, a me non porta alcun vantaggio.
Flettere comporta sacrificio.
Ogni volta che giri il volante perchè la strada è interrotta o l'accesso ti è vietato, sacrifichi un pezzetto della tua aspettativa.
Se sei ottimista, ogni volta che lo fai ricominci subito a costruire mentalmente una nuova aspettativa, forse ridimensionata, ma accettabile. A volte anche meglio della precedente.
Se non sei ottimista rimugini.
E sei tentato a voltarti indietro.
A porti vecchi e nuovi interrogativi.
A mettere in dubbio te stesso, il tuo valore, le tue capacità.
Credo sia normale, soprattutto se ti è capitato di dover fare molte deviazioni durante il tuo cammino.
Ma non mi consola sapere che è normale.
Non è vero che mal comune, mezzo gaudio, a meno che non ci sia qualcosa di sbagliato nei tuoi collegamenti neuronali. E non è pensando a chi sta peggio che posso trovare una consolazione.
Allora: sono ottimista oppure no?
Il bicchiere com'è?
Ecco il punto: io credo che il bicchiere sia a metà e basta, nè mezzo pieno nè mezzo vuoto.
Ci sono momenti in cui mi sento come un leone incazzato, imprigionato in una gabbia piccola piccola, altri in cui la mia vitalità è poco al di sotto di quella di un soprammobile in peltro.
Il tutto in una altalena che mi porta su e giù, senza che possa vedere chi c'è a spingere.
E oggi, di nuovo, trovo qualcuno che mi pone quella domanda: che vuoi fare da grande?
Solo che stavolta c'è anche l'aggiunta: ormai hai quasi quarant'anni...
Sorrido.
Credo che se posso ancora decidere del mio futuro, se posso ancora fare deviazioni, pormi obiettivi, crearmi aspettative, buttare massi in acqua per oltrepassare il fiume in piena che mi vuole portare via, allora significa che niente è perduto, che il piccoletto sfrontato col moccio al naso e le ginocchia sbucciate c'è ancora.
Ed ha SOLAMENTE quasi quarant'anni.
mercoledì 3 marzo 2010
martedì 23 febbraio 2010
Riflessioni di uno scemo
Finito il Festival di Sanremo, spente le luci e i microfoni.
Rimangono nell'aria le polemiche, quello ha vinto, quello ha perso, quello non ci doveva essere, quello l'hanno votato i mafiosi.
Ma a me rimane anche un sentore, come un campanello che suona piano e che tenta di svegliare un pensiero.
Mi interrogo.
Ma io il Festival non l'ho nemmeno guardato, solo spizzichi e bocconi, che m'importa!!!
E il campanellino suona.
Va bè, vediamo di capire COME MAI mi suona questo campanellino insistente, impertinente.
Una frazione di ricordo: viene annunciato l'ingresso sul palco del famigerato Trio e via una bordata di fischi. Rimango basito e mi fermo a sondare le reazioni dei protagonisti.
Vedo l'espressione esterrefatta di Pupo, quella imbarazzata del Tenore e quella mista tra il triste e l'incazzato del Principe (anzi, del signor Emanuele Filiberto...).
Poi la canzone, una vera ciofeca! E infatti scatta l'ovvia eliminazione alla prima sera!
I giorni successivi, però, continua la contestazione ai tre.
Giornali, trasmissioni e tutto quanto ruota attorno al Festival fanno notare questa contestazione fuori luogo e inaccettabile. Che però perdura!
E infine, apriti cielo, la canzone arriva in finale!!
Ma non è così.
In finale c'è arrivato il signor Emanuele Filiberto.
Nè la canzone (ripeto, un obbrobrio), nè Pupo.
Ecco!
Questo è il pensiero che il campanellino ha svegliato!!
I fischi, la contestazione di chi non voleva il signor Emanuele Filiberto a Sanremo solo per il fatto che era LUI e non un'altra persona, ha risvegliato in milioni di persone la sindrome del Bastian Contrario. "Lo fischiate senza motivo? E io lo voto due volte!".
Ed ecco il perchè di eliminazioni clamorose, di risultati ridicoli, di finalisti con qualità canora insufficiente.
E chi ha votato per Emanuele non era certo chi ha trovato in Sanremo una canzone che gli piaceva, ma tutti gli altri! E a giudicare da come è finita direi che sono parecchietti...
Dal Festival il signor Emanuele Filiberto ne esce trionfante grazie ai denigratori ignoranti!
Fine della storia!
Fine della storia??
Mbè... a me è venuta in mente un'altra persona scrivendo dei fatterelli del signor Emanuele Filiberto.
E' un sillogismo che mi si è creato in questo momento proprio...
Vuoi vedere che, di questo andazzo, Berlusconi manterrà il suo posto anche dopo le prossime elezioni?
Rimangono nell'aria le polemiche, quello ha vinto, quello ha perso, quello non ci doveva essere, quello l'hanno votato i mafiosi.
Ma a me rimane anche un sentore, come un campanello che suona piano e che tenta di svegliare un pensiero.
Mi interrogo.
Ma io il Festival non l'ho nemmeno guardato, solo spizzichi e bocconi, che m'importa!!!
E il campanellino suona.
Va bè, vediamo di capire COME MAI mi suona questo campanellino insistente, impertinente.
Una frazione di ricordo: viene annunciato l'ingresso sul palco del famigerato Trio e via una bordata di fischi. Rimango basito e mi fermo a sondare le reazioni dei protagonisti.
Vedo l'espressione esterrefatta di Pupo, quella imbarazzata del Tenore e quella mista tra il triste e l'incazzato del Principe (anzi, del signor Emanuele Filiberto...).
Poi la canzone, una vera ciofeca! E infatti scatta l'ovvia eliminazione alla prima sera!
I giorni successivi, però, continua la contestazione ai tre.
Giornali, trasmissioni e tutto quanto ruota attorno al Festival fanno notare questa contestazione fuori luogo e inaccettabile. Che però perdura!
E infine, apriti cielo, la canzone arriva in finale!!
Ma non è così.
In finale c'è arrivato il signor Emanuele Filiberto.
Nè la canzone (ripeto, un obbrobrio), nè Pupo.
Ecco!
Questo è il pensiero che il campanellino ha svegliato!!
I fischi, la contestazione di chi non voleva il signor Emanuele Filiberto a Sanremo solo per il fatto che era LUI e non un'altra persona, ha risvegliato in milioni di persone la sindrome del Bastian Contrario. "Lo fischiate senza motivo? E io lo voto due volte!".
Ed ecco il perchè di eliminazioni clamorose, di risultati ridicoli, di finalisti con qualità canora insufficiente.
E chi ha votato per Emanuele non era certo chi ha trovato in Sanremo una canzone che gli piaceva, ma tutti gli altri! E a giudicare da come è finita direi che sono parecchietti...
Dal Festival il signor Emanuele Filiberto ne esce trionfante grazie ai denigratori ignoranti!
Fine della storia!
Fine della storia??
Mbè... a me è venuta in mente un'altra persona scrivendo dei fatterelli del signor Emanuele Filiberto.
E' un sillogismo che mi si è creato in questo momento proprio...
Vuoi vedere che, di questo andazzo, Berlusconi manterrà il suo posto anche dopo le prossime elezioni?
Benvenuto a me!!
E vai, adesso sono ufficialmente titolare di un BLOG, uno di quegli affari che servono per scrivere!
L'ho chiamato IL VOLO DEL VALKO perchè suona bene, o no?
A adesso mi metterò anche afare mille e mille prove di composizione, colore e dimensione del carattere di scrittura, foto, musichette e cazzatelle a go-go, tanto qua è gratis ( o no???).
L'ho chiamato IL VOLO DEL VALKO perchè suona bene, o no?
A adesso mi metterò anche afare mille e mille prove di composizione, colore e dimensione del carattere di scrittura, foto, musichette e cazzatelle a go-go, tanto qua è gratis ( o no???).
Iscriviti a:
Post (Atom)